
Don Paolo mi si è fatto incontro nella Parrocchia di Nichelino Santissima Trinità nella Pasqua del
1976 raccogliendo sulla sua agendina il mio nome e indirizzo.
Quell’Estate avrebbe mandato alcuni animatori e animatrici a propormi di partecipare al campo
estivo. Naturalmente, dopo essermi consultato con i miei, accettai la proposta.
Fu il primo campo: 15 giorni di Stagione di Dio: riflessioni, giochi, serate, incontri col Don, lunghe
traversate: da Chateau Beaulard alle tende al Pian delle Marmotte, dalle tende a Briancon, poi a
Nevache e al col du Valon e in Valle Stretta alla Maison de Chamois, per concludere al Thabor. Don
Paolo era con noi e, con la Jeep e le ricetrasmittenti, seguiva ogni spostamento e ogni riflessione;
con Kira (il pastore tedesco), che ci svegliava al mattino, con gli animatori preparati ci guidava
all’incontro con Dio e tra di noi.
La Stagione di Dio: ecco il suo programma.
Il campo era solo l’inizio, poi ci sarebbe stata la proposta settimanale del Cenacolo, con la Messa, la
Confessione, il gruppo: tema l’Arte di Amare; d’inverno gli Esercizi Spirituali a Chateau Beaulard.
Fu in quei giorni che chiesi al Don se avevo capito bene la proposta di Dio di diventare prete (avevo
quasi 15 anni); lui mi disse di non essere precipitoso, ma di lasciar passare del tempo per riflettere
per bene, pregando e vivendo normalmente il quotidiano.
Dopo gli Esercizi don Paolo ci fece la proposta di diventare animatori, con la giusta preparazione
avremmo già potuto animare i campi. Era arrivato da poco in Parrocchia e non aveva molti aiuti per
il suo programma: mi sentii chiamato a quel servizio e accettai.
Da quell’estate cominciai a fare l’animatore di ragazzi che avevano un anno o due in meno di me.
Campi adolescenti, campi ex. I campi adolescenti erano di soli maschi o sole femmine, i campi ex
(il secondo anno di campi) erano misti. I numeri erano impressionanti: 70 per gli adolescenti, 120
per gli ex; più campi si svolgevano in contemporanea con un fitto calendario: da giugno ad agosto e
poi a settembre; un’estate intensa per poi vivere l’anno che seguiva nella fede, nel servizio e
nell’amicizia una nuova Stagione di Dio.
Sono stati anni intensi: moriva in un campo che io avevo accompagnato in una traversata,
Gianfranco, un ragazzo di grande profondità e voglia di servire, una fede intensa; un incidente lo
vide precipitare nel torrente che passava a fianco della casa e scendeva a valle. Lunghi giorni e notti
a vegliare il corpo di Gianfranco: la comunità, non solo giovanile era sconvolta; ma don Paolo
seppe trarne un nuovo impulso, Gianfranco era diventato un capocordata di servizio e di fede per
tutti i giovani. Un altro giovane ci avrebbe lasciato per un cancro: Gigi, un bravo animatore e
musicista, un amico vero.
Quando, dopo la terza liceo, nell’estate, ribadii al don della mia intenzione di diventare prete, questa
volta mi mise in contatto con il Seminario (appena nominato rettore era don Sergio Boarino).
Per questa nuova partenza mi disse solo di mantenere forte la Preghiera, senza la quale anche i
progetti più belli falliscono.
Avrei, in futuro fatto servizio in altre comunità, tenendo sempre presenti gli insegnamenti di don
Paolo, senza assolutizzarli, perché ogni realtà è diversa. Essere prete con le caratteristiche
fondamentali di don Paolo, mi ha fatto bene: certe cose ti rimangono dentro, quella intensità di fede,
quel desiderio di percorrere sempre nuove strade fidandosi della Provvidenza; usare i mezzi che la
tecnologia mette a disposizione, compreso l’aereo che don Paolo pilotava e sul quale ho viaggiato
qualche volta.
Ricordo i miei primi esercizi spirituali da animatore: si arrabbiò tantissimo perché avevo contato in
modo imperfetto i posti letto a disposizione a Chateau Beaulard. Caratteraccio, ma anche capace di
chiedere scusa, dopo aver scoperto di non aver proprio tutte le ragioni.
Ho imparato molto dall’uomo e dal prete: ho imparato quello che avrei studiato: la Grazia suppone
la natura e questa natura è buona.
Inoltre questa umanità è coinvolgente e questa vocazione sacerdotale spinge, dà fiducia e forza,
perché sai che è possibile essere ancora testimoni autentici del Vangelo con tutte la nostre fragilità e
con tutti i talenti che il Signore ci affida da custodire e da far fruttare.

